FAMIGLIA GENTILI 1805 – 1988

La famiglia Gentili è originaria delle Marche.

Il capostipite Venanzio Gentili si trasferì da Camerino a Città di Castello nel 1827, dove svolse l’attività di castrino. Sposato con Teresa Barberi ebbe due figli, Angelo e Assunta.

Angelo, sposò Assunta Belei, figlia di un possidente terriero del sud della Valle; grazie alla dote della moglie, la famiglia acquistò diverse proprietà, date poi in mezzadria, nella zona di Nuvole, Pietralunga, Caizanchi, Caidominici, Caifrati. I due nel corso degli anni ebbero sei figli maschi: Giulio, Giuseppe, Gino, Luigi, Virgilio e Carlo Alberto e due figlie femmine: Teresa ed Emma.

Di tutti i fratelli soltanto Giuseppe, Gino e Giulio partirono per la prima guerra mondiale. L’esperienza non fu positiva per nessuno: Giuseppe, non potendo sopportare il trattamento subito come soldato, al suo ritorno, decise di partecipare come ardito all’impresa fiumana sotto la guida di Gabriele D’Annunzio – a dimostrazione di ciò, nel suo archivio sono presenti cartoline e foto che lo ritraggono con il Vate -.

Tornato in terra natìa, Giuseppe continuò a militare nel Partito Fascista; oltre a prendere parte alle discussioni politiche, partecipò anche diverse rappresaglie contro i socialisti.

Questo carattere sprezzante del pericolo fu causa di alcuni episodi violenti; nel 1925, a seguito dell’espulsione dal Partito Fascista, per non rischiare ritorsioni emigrò in Brasile, dove già si trovava il fratello Gino e con cui si stanziò a San Paolo. Qui entrò a far parte della loggia massonica Tiradente, una massoneria illuministica e fondò una società per il caffè che però andò male a causa della crisi brasiliana del frutto.

Dopo dieci anni fece ritorno in Italia e si trasferì a Perugia; qui trovò un incarico nel sindacato fascista, si sposò ed entrò a far parte della DICAT.

Gino, anche lui tornato in Italia, si trasferì ad Assisi dove divenne podestà e segretario del Partito Fascista. Non vi rimase molto perché emigrò in Portogallo dove trovò lavoro al consolato di Oporto e si sposò. Tornato in Italia negli anni ’70 convinse i fratelli e le sorelle a vendere tutti i poderi e dividersi il ricavato.

I membri della famiglia che rimasero estranei alle lotte politiche trovarono altri sbocchi professionali: Giulio riuscì a trovare lavoro alla Cassa di Risparmio di Città di Castello, Luigi e Virgilio rilevarono nel 1928 la parte della bottega di alimentari coloniali che la famiglia aveva a metà con uno zio, che modificarono e ampliarono e in cui lavorarono per quarant’anni.

Carlo Alberto invece, nel dopoguerra rilevò un negozio di Sali e Tabacchi situato a metà di corso Vittorio Emanuele, sempre a Città di Castello, che rimase di proprietà della famiglia fino alla morte della moglie Maria.

I documenti sono stati donati all’istituto nel 2018 da Marcello Gentili.

Le carte sono pervenute prive di ordine. Dopo averle esaminate è stato possibile ricondurle ai rispettivi soggetti produttori, costituendo così i fondi di Giuseppe, Gino, Carlo Alberto, Maria Roggi, Marcello.

In calce all’inventario sono poste la miscellanea, la biblioteca e la raccolta di periodici.

Complessivamente il fondo, che copre un arco cronologico che va dal 1805 al 1988, risulta costituito da una busta contenente in totale otto fascicoli e una cartella con elastico.