Quaderno 16

Bucchi Aspromonte. A cura di Alvaro Tacchini e Paola Puletti.
Quaderni dell’Istituto di Storia Politica e Sociale “Venanzio Gabriotti”, Istituto di Istruzione Superiore “Patrizi – Baldelli” – Istituto Tecnico per le Arti Grafiche, Città di Castello, 16, 2019.
Città di Castello

ASPROMONTE BUCCHI

 

Dal taccuino della mia memoria

(Appunti di vita vissuta)

 

Il Taccuino della mia memoria è stato scritto da Aspromonte Bucchi tra il giugno del 1931 e l’ottobre del 1932 subito dopo il ritorno di lui e della sua famiglia da Roma a Città di Castello, ritorno avvenuto il 29 dicembre 1930. Il manoscritto si rivela come un testamento morale, un’ideale consegna di valori alle generazioni future; formalmente rivela una cura notevole, sembrerebbe scritto per essere pubblicato, visto che è corredato anche di note e di citazioni. ma l’autore dichiara di voler dedicare la sua memoria soltanto ai suoi figli.

Bucchi si racconta come un modello di fede politica, testimoniata con coerenza e sofferta con notevole sacrificio personale. Dalla lettura del Taccuino emerge un ritratto a tutto tondo del sindacalista socialista e dell’uomo che ci sorprende per i suoi molteplici interessi culturali, costantemente coltivati come autodidatta. Il testo è molto curato ed è una vera miniera di informazioni sotto il profilo sociale, politico e culturale; ogni passaggio importante della sua vita, privata e non, è sottolineato da citazioni politiche e letterarie che confermano la sua sensibilità e la sua cultura.

Fin dall’infanzia il padre, seguace delle idee mazziniane e garibaldine, ha guidato i figli nella lettura proponendo le biografie delle più significative figure risorgimentali con l’obiettivo di stimolare in essi quella tensione ideale che li avrebbe accompagnati per tutta la vita. Ha solo nove anni quando, terminata la scuola elementare, il padre lo manda a lavorare nella Tipografia Grifani-Donati; e tipografo sarà per tutta la vita, inizialmente a Città di Castello poi, durante l’esilio, a Roma e di nuovo nella città d’origine fino alla morte. Riflettendo, a dieci anni di distanza, sui fatti del ’21 l’autore descrive tutto lo smarrimento del socialista che assiste impotente allo sbandamento del Partito di fronte alla violenza montante del fascismo e, nel raccontare, cita il filosofo tedesco marxista Ernst Block, autore dello Spirito dell’Utopia (1918) dove sostiene che utopia è stabilire un obiettivo perseguibile anche a lungo termine.

Il 27 marzo 1921 (“Pasqua di Resurrezione”) cominciano i disordini a Città di Castello con le prime devastazioni e i primi morti; subito dopo inizia la rocambolesca fuga di Bucchi che riesce a prendere il treno per Roma, dove rimarrà in esilio per nove lunghi anni e dove è testimone di importanti eventi riguardanti la vita politica. Gli anni dell’esilio sono anni di fondamentale importanza per il suo impegno nel sindacato, la Federazione Italiana Lavoratori del Libro, dove ha modo di mostrare la sua generosa dedizione pur attraverso inevitabili invidie e contrasti. Sono gli anni del delitto Matteotti e della trasformazione dell’ordinamento giuridico del Regno d’Italia nel regime fascista attraverso le Leggi eccezionali; anni difficili in cui viene messa a dura prova, ma si conferma intatta, la sua fede nell’ideologia socialista. Sono anche anni di disagi e ristrettezze economiche a cui non si sottrae pur di ricongiungere a sé la famiglia.

All’inizio del 1930 seri motivi di salute, uniti allo stress accumulato durante la permanenza a Roma, lo convincono ad attivarsi per rientrare nella sua terra d’origine. Nell’ultimo capitolo, annotando la decisione di tornare nella sua amata Tiferno, cita un passo d’autore dedicato alla casa intesa non come luogo “di placidi affetti e di quiete infeconda” ma come “officina” dove si formano le idee e il carattere per affrontare la battaglia della vita.

La presente memoria autobiografica evidenzia, in ogni sua parte, un alto profilo morale e una cura formale non indifferente per un uomo che aveva frequentato soltanto la scuola elementare; essa assume un valore pregevole perché, oltre ad offrire preziose informazioni di carattere storico, ci emoziona per l’autenticità dei fatti raccontati, spesso dolorosi, ma vissuti sempre con grande onestà e dignità.

 

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