Quaderno 19

Lignani Pier Giorgio
Quaderni dell’Istituto di Storia Politica e Sociale “Venanzio Gabriotti”, Istituto di Istruzione Superiore “Patrizi – Baldelli” – Istituto Tecnico per le Arti Grafiche, Città di Castello, 19, 2020.
Città di Castello

PIER GIORGIO LIGNANI

 

Il sudore della fronte

L’economia delle famiglie contadine

nell’Alta Valle del Tevere nella prima metà del Novecento

***

L’agricoltura altotiberina

negli scritti di Giulio Pierangeli

 

Il Quaderno si avvale di due contributi: da una parte un saggio di Pier Giorgio Lignani, dall’altra una antologia di scritti di Giulio Pierangeli (1884-1912). Pier Giorgio Lignani, nell’introduzione, fa notare che il testo è basato sulla sua personale esperienza, quella di quando era molto piccolo, ma dotato di grande spirito di osservazione. Dal punto di vista cronologico, egli fissa l’inizio delle sue considerazioni al termine della seconda guerra mondiale; dal punto di vista spaziale indica come terreno osservato le zone collinose tra Umbria e Toscana nel territorio che si trova tra Città di Castello e Cortona. Dal punto di vista sociale e storico il suo intento è quello di descrivere la vita contadina, dei mezzadri e dei piccoli proprietari in un terreno collinare. Il modello economico che descrive (quello della mezzadria) è ormai scomparso, e le persone che lo ricordano stanno anch’esse per scomparire.

L’autore sottolinea in maniera dettagliata il fatto che in questo modello economico tutti i membri della famiglia colonica, dai bambini, appena in grado di reggersi sulle gambe, agli anziani, ormai non più in grado di camminare (ma ancora capaci di sgranare piselli e fave, di scartocciare il granturco, di tagliare pomodori) potevano e dovevano lavorare mandando avanti l’attività dei campi e contribuendo al reddito del podere. Si tratta, dice l’autore, del perpetuarsi della medioevale servitù della gleba. Chi nasceva contadino non poteva cambiare la sua condizione, e solo in minima parte poteva accedere all’istruzione. Dividendo il suo contributo in paragrafi, per quanto riguarda la organizzazione economica Lignani descrive Il ciclo della paglia e del letame: tutta l’attività si basava sul lavoro delle braccia. Il contadino non aveva accesso al denaro se non in misura veramente minima, e poteva dirsi fortunato se riusciva a raccogliere il grano sufficiente a nutrirlo senza ricorrere a un “prestito” da parte del proprietario. Il contadino era considerato quasi un essere inferiore. Non per nulla anche i princìpi della rivoluzione francese menzionano i “diritti dell’uomo e del cittadino”, escludendo inconsciamente da questi diritti i rurali. Anche Marx esaltava gli operai e non aveva grande stima dei contadini.

Giulio Pierangeli (1884-1952), nonno materno di Pier Giorgio Lignani, aveva invece come autore preferito Pierre Joseph Proudhon, grande conoscitore ed estimatore del mondo rurale, che dei contadini esaltava la creatività e la capacità di inventiva. Di Giulio Pierangeli Pier Giorgio Lignani cita brani tratti da «Critica sociale», l’«Avanti!» e «Critica politica». L’interesse di Pierangeli non era documentario, ma politico, in difesa della gente contadina, anche se le sue teorie non erano certo rivoluzionarie. Egli voleva che i contadini avessero una buona istruzione e si applicassero a migliorare i loro prodotti. La svolta fu data dall’avvio della coltivazione del tabacco: allora per la prima volta i rurali riuscirono col loro lavoro ad incassare denaro, e la loro condizione subì una svolta epocale, mettendo fine al sistema economico della mezzadria.

Molto belle le foto che corredano il volume, raccolte da Alvaro Tacchini con l’aiuto della Pro Loco di San Leo Bastia.

 

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