Venanzio Gabriotti, Diario 25 luglio 1943 – 4 maggio 1944

Gabriotti Venanzio. A cura di Tacchini Alvaro
Petruzzi Editore, Città di Castello, 1997.
Città di Castello

VENANZIO GABRIOTTI

 

Diario 25 luglio 1943 – 4 maggio 1944

 

a cura di Alvaro Tacchini, prefazione Mario Tosti

 

Il Diario di Venanzio Gabriotti, documento di grande rilievo, è stato rinvenuto dopo la pubblicazione di una estesa biografia su Gabriotti (Alvaro Tacchini, Venanzio Gabriotti e il suo tempo, Petruzzi Editore, Città di Castello 1993) ed ha permesso di fare ulteriore luce sui suoi ultimi mesi di vita e sulle vicende tifernati dell’epoca.

Il Diario è stato scoperto nel 1995 dal nipote Marcello Pellegrini, che lo ha fedelmente trascritto, con difficoltà ma anche con viva partecipazione, perché tra i personaggi, sia pure sullo sfondo, c’era anche lui stesso. Le pagine di pugno di Gabriotti sono collegate insieme da ampi e dettagliati brani ad opera del curatore Alvaro Tacchini, che rendono comprensibili lo svolgersi degli avvenimenti e il ruolo svolto dai vari personaggi citati.

Marcello Pellegrini ha avuto l’invidiabile sorte di poter tenere tra le mani il manoscritto del Diario, sulle pagine del quale erano colate alcune gocce di cera dalle candele accese dallo scrivente durante gli allarmi aerei. Si tratta quindi di un documento da studiare e “godere” sotto tutti i punti di vista: due quadernetti scritti fitti fitti con inchiostro quasi sbiadito, leggendo i quali è possibile rivivere un periodo quanto mai drammatico della nostra storia.

Non possiamo naturalmente cercare in questi quaderni notizie più precise di quelle che deduciamo da altre fonti su quanto stava avvenendo in campo nazionale (il 25 luglio 1943, come sappiamo, il Gran Consiglio del fascismo sconfessò Mussolini in base all’ordine del giorno Grandi). Vi troviamo invece ampiamente descritte le ripercussioni di questi fatti sulla piccola realtà di provincia della nostra città: gli umori e le convinzioni della gente, i discorsi che giravano di bocca in bocca, e soprattutto le reazioni provate dallo stesso Venanzio Gabriotti.

Alla defenestrazione di Mussolini fa seguito, il 26 luglio, la edizione di un foglio volante, dal titolo “Rinascita”, voluto da Giulio Pierangeli e da Venanzio Gabriotti; quest’ultimo, come direttore responsabile, fu arrestato e rimase, anche se trattato con ogni riguardo e rispetto, un giorno in carcere. Questo fu l’inizio di un periodo di grande attività in campo cittadino di Gabriotti, che dapprima cercò di collaborare con le autorità e con persone interessate di tutti i partiti per salvare il salvabile, poi, soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre (che viene assomigliato ad una nuova Caporetto) si diede decisamente all’opposizione, iniziando dal 23 settembre una azione clandestina per suscitare nuove forze contro il pericolo di ricostituzione del regime fascista.

Preso da entusiasmo nel vedere che tante forze giovani si ribellavano al dominio tedesco e alla ripresa del fascismo, Gabriotti, pur sapendo di essere nelle liste di proscrizione, non volle mai abbandonare la città o cercare un rifugio sicuro. Per molti mesi, protetto dalla popolazione e dagli stessi amici di fede fascista, riuscì in effetti a sottrarsi alla cattura, sostenuto dal suo spirito ardimentoso e fiducioso, mai comunque mosso dall’odio.

Le ultime annotazioni del Diario riguardano la liberazione di Pietralunga, dove lo stesso Gabriotti si era recato. Vengono descritti i lanci degli alleati in aiuto alla “zona libera” proclamata dai partigiani a Pietralunga, gli allarmi aerei che turbano la città e la celebrazione del 1° maggio, festeggiato per la prima volta dopo la caduta del fascismo.

L’ultima annotazione è del 4 maggio; il 9 maggio Gabriotti viene fucilato.

 

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